p 85 .

Paragrafo 3 . Il Mondo delle Idee.
     
Il  pensiero  presofistico  aveva gi  individuato  e  discusso  il
problema  dell'unit del molteplice: l'arch  indicava  ci  che  
comune a tutte le cose e ci da cui tutte le cose provengono, senza
coincidere  con nessuna delle cose in particolare. In  questo  modo
tutto veniva ricondotto a un unico elemento, all'unit.
     La  ricerca di Socrate aveva individuato un livello  di  unit
del  molteplice che non soddisfa Platone. La Giustizia, ad esempio,
  ci che  comune a - e da cui derivano - tutte le cose giuste  e
tutte le azioni giuste, ma non tutte le cose; Platone si muove alla
ricerca  di un fondamento universale capace di unificare  tutte  le
cose.

p 86 .

La forma delle cose.
     
"Anche  se  [le virt sono] molte e di molti tipi, in tutte  ha  da
esservi  una  sola forma(3), per cui sono virt, e  su  tale  forma
bisogna  tener  gli occhi fissi, attentamente, perch  la  risposta
alla  domanda sia corretta e faccia esattamente comprendere in  che
cosa consiste la virt"(4).
     Questa  forma, altrimenti detta idea,  per Platone  un'entit
autonoma,  che  ha  una sua propria esistenza,  indipendente  dalle
singole cose in cui essa  presente: la Virt in quanto forma, cio
l'Idea di Virt, la Virt in s, esiste a prescindere dalle singole
virt che riscontriamo in questo nostro mondo sensibile.
     L'elaborazione  di  una dottrina delle Idee  come  enti    il
contributo originale di Platone, completamente assente nel pensiero
di Socrate.
     Le  Idee non sono un prodotto della mente, strumenti usati nel
ragionamento  per classificare i singoli e molteplici  oggetti:  le
Idee sono enti reali.
     
Un ente da vedere, scoprire, conoscere.
     
Quando Platone parla di Idea ci impone - come spesso avviene  nella
filosofia  -  di  rinunciare al senso comune,  al  significato  che
abitualmente  attribuiamo alle parole. Prima di Platone  -  e,  nel
linguaggio  comune,  anche dopo di lui -  i  Greci  usavano  i  due
termini  che egli utilizza per definire l'Idea (ida e  edos)  per
indicare la forma, la figura, l'aspetto esteriore, tutto quanto  di
un oggetto si pu cogliere soprattutto con il senso della vista. Si
tratta quindi di qualit, di attributi, delle singole cose:  con  i
nostri  sensi  percepiamo, ad esempio, la grandezza  di  una  casa,
vediamo  un  grande  albero o una grande nave; vediamo  una  parete
bianca,  un  cavallo bianco o le nubi bianche che si  addensano  in
cielo. Ma non riusciamo a vedere la grandezza separata dalla  casa,
dall'albero, dalla nave, o il bianco senza parete, senza cavallo  o
senza nubi.
     La grandezza, il bianco, le diverse forme - sostiene Platone -
esistono  di per s, per "vederle"  necessario "tenere  gli  occhi
fissi,  attentamente"  su  di  esse.  E'  chiaro  che,  per  quanto
aguzziamo  la  vista,  fissando un grande albero  non  riusciamo  a
vedere la grandezza senza vedere l'albero. Quindi, come aveva fatto
Parmenide con l'Essere, Democrito con gli atomi e Anassagora con le
omeomerie,  Platone con "occhi" non indica il nostro  organo  della
vista,  ma gli occhi della mente: le forme in s, le Idee,  possono
essere   "viste"   in  quanto  possono  essere  pensate.   Ma,   va
sottolineato ancora una volta, non si deve credere che le Idee,  in
quanto  pensabili e pensate, siano un prodotto della nostra  mente,
che,  invece pu "vederle" (pensarle) proprio perch esse  esistono
fuori di noi, come fuori di noi sono gli oggetti che vediamo con  i
nostri occhi sensibili: le Idee continuerebbero a esistere anche se
nessuna  mente le pensasse, come l'albero nella radura non scompare
quando nessuno pi lo guarda.
     La  conoscenza, che  la principale attivit della mente e del
pensiero, non pu essere, quindi, altro che conoscenza delle Idee.
     Le  caratteristiche di queste forme in s sono per molti versi
simili a quelle che Parmenide attribuiva all'Essere: sono eterne  e
sempre uguali a se stesse. L'Idea non  accresciuta o diminuita dal
numero delle singole cose mortali
     
     p 87 .
     
     nelle  quali  vediamo  quell'Idea come attributo,  come  forma
esteriore:  la cavallinit, contro cui polemizzava Antistene,  cio
l'Idea  di  cavallo, permane eternamente uguale a  prescindere  dal
numero  e dalla razza dei cavalli viventi in un determinato momento
nel   mondo  sensibile,  e  continuerebbe  a  esistere   anche   se
scomparissero tutti i cavalli.
     In  quanto enti reali le Idee, per esistere, hanno bisogno  di
un "luogo" dove esistere e questo "luogo" deve essere conforme alla
natura delle Idee.
     
L'Iperuranio.
     
Il  Mondo  delle  Idee non pu coincidere con  i  mondi  sensibili,
dominati dalla caducit, dal divenire, e quindi non pu stare n su
questa  Terra  n  nel cielo, dove le piante,  gli  animali  e  gli
uomini, come le stelle e i pianeti, si muovono, nascono e muoiono.
     Il Mondo delle Idee pu stare solo al di l, al di sopra della
Terra  e  del cielo: nell'Iperuranio (al di sopra del cielo),  dice
Platone.(5)
     
Mondo delle Idee e mondo sensibile.
     
Platone,  individuando  questi due mondi distinti  e  separati  fra
loro, ripropone il dualismo che abbiamo incontrato all'inizio della
nostra  trattazione:  da  una parte l'Essere,  eterno  e  immobile,
dall'altra il divenire.
     
Le Idee come modello e come causa.
     
Ma,  contrariamente a quanto pensavano i filosofi della  scuola  di
Elea,  il  mondo  sensibile, il divenire, non  illusione,  puro  e
semplice  Non-essere.  Questo albero, che  io  vedo  nella  radura,
certamente non  l'Essere, ma dal momento che  un albero, esso non
pu essere Non-essere.
     Abbiamo  visto che per Platone l'Essere coincide con le  Idee,
quindi  anche  con  l'Idea di albero: nell'albero  che  io  vedo  
presente  l'Idea  di albero, quindi l'Essere; questo  albero    in
quanto  tutto  il  suo  essere  preesisteva,  nell'Idea,  alla  sua
nascita, e durer eterno dopo la sua morte.
     Le  Idee, quindi, sono il modello e la causa di tutti gli enti
sensibili ad esse riconducibili. Gli enti sensibili possono  essere
ricondotti   alle  Idee  o  perch  designati  dallo  stesso   nome
(omonimia) o perch simili per la loro forma.(6)
     
Carattere unitario delle Idee e loro molteplicit.
     
Ciascuna  Idea  una e unifica la molteplicit degli enti  che  nel
mondo  sensibile  sono riconducibili a essa: l'Idea  di  Virt,  ad
esempio,  modello, causa e unit di tutte le particolari  virt  e
di tutte le azioni virtuose, passate, presenti e future.
     
     p 88 .
     
     Accanto  al  carattere unitario e unificante  dell'Essere-Idea
esiste  per la molteplicit delle Idee e quindi l'Essere  viene  a
presentarsi  come  molteplicit: il mondo  iperuranio,  infatti,  
popolato da una moltitudine di Idee.(7) La Cavallinit - alla quale
ormai  ci  siamo affezionati -  l, eterna e uguale a  se  stessa,
accanto  all'Idea  di  Uomo, di Virt,  di  Numero,  di  Giustizia,
eccetera Per Platone, quindi, l'Essere  molteplicit.

